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Abassia Rahmani

Una leonessa veloce come un ghepardo

Abassia Rahmani, eccellenza dello sport paralimpico in Svizzera, presta il suo volto alla campagna pubblicitaria di Banca WIR.

Abassia Rahmani, amputata bilaterale agli arti inferiori, scatta sulle sue protesi verso il prossimo traguardo: i Giochi paralimpici estivi di Tokyo. La paratleta deve il suo successo all’entusiasmo per lo sport che pratica, alla disciplina, alla perseveranza e a un ambiente che la sostiene in tutto e per tutto. Nei prossimi anni ricoprirà un ruolo di primo piano nella campagna pubblicitaria per Banca WIR.

Seguire sempre la propria strada

All’età di 16 anni per Abassia Rahmani è iniziata una sorta di seconda vita. A seguito di un’infezione batterica da meningococco, l’atleta è riuscita a sopravvivere alla setticemia solamente dopo aver subito l’amputazione di numerosi polpastrelli e della parte inferiore di entrambe le gambe. Ma lo spirito di guerriera di Abassia, che in arabo significa «leonessa», ha da subito la meglio e prevale su tutte le angosciose domande sul senso della vita e sul futuro. La ragazza prova di tutto per riuscire nuovamente a stare in piedi su uno snowboard e andare a cavallo. Dopo aver completato il suo apprendistato di commercio, si mette alla ricerca di ulteriori opportunità per dare libero sfogo alla sua voglia di muoversi. «Ho escluso da subito la piscina poiché non sono una nuotatrice provetta», confessa l’atleta, che aggiunge di non provare particolare entusiasmo neanche per gli sport sulla sedia a rotelle. La svolta arriva nel 2013 quando partecipa a un workshop tenuto da Heinrich Popow, paratleta tedesco di punta e detentore di numerosi record mondiali, che ha perso la parte inferiore della gamba sinistra all’età di soli nove anni. È proprio lui che per la prima volta le avvita le lame da corsa in carbonio, chiamate anche cheetahs per la loro forma che richiama le zampe posteriori di un ghepardo.

Il mio motto: Dare il massimo o non provarci affatto.

Come si svolge la Sua giornata tipo?
Abassia Rahmani: Alimentazione e riposo, con il loro potere rigenerante, sono parte integrante della mia attività. Il bello però arriva tra le 10 e le 12, con la prima sessione di allenamento: sala pesi o corsa in pista. La seconda sessione di allenamento inizia invece alle 16 o alle 18, in base alle necessità lavorative di chi partecipa. Nel mio gruppo di allenamento, composto da atleti «bipedi», mi piace correre sulle distanze più lunghe, vale a dire 150 o 200 metri. Il tempo fra una sessione e l’altra è dedicato alla fisioterapia, all’ufficio e alle faccende domestiche.

Rispetto agli atleti «bipedi», si ha un vantaggio effettivo con le lame?
Vorrei innanzitutto premettere che l’intera famiglia dell’atletica leggera è fantastica. Quando gareggiamo insieme ai nostri colleghi «bipedi», noi «Blade Runner» riceviamo sempre riscontri positivi. Detto questo, però, penso che fra i miei compiti ci sia anche quello di sensibilizzare e facilitare una maggiore comprensione quando si parla di correre sulle lame, che non è così facile come può sembrare. Per ottenere performance di alto livello servono infatti ore e ore di duro allenamento, che nel mio caso sono circa 22 a settimana. Prima correvo 20 metri dietro alle altre. Quando si segue il percorso di una o un atleta che corre con protesi in carbonio, di solito non si può fare a meno di apprezzarne e riconoscerne le prestazioni. Nei campionati, inoltre, le lame sono considerate ufficialmente supporti tecnici. Per questo motivo partiamo fuori concorso, cosa che non mi disturba affatto.

Le lame utilizzate nelle competizioni devono soddisfare determinati criteri?
Le lame devono essere disponibili in commercio. È possibile regolarne autonomamente la sospensione in base soprattutto alla forza muscolare e al peso corporeo. Per chi pesa 85 kg sarà necessaria una sospensione più dura rispetto a una persona di 50 kg. Una sospensione più morbida comporta un movimento più armonioso e protegge maggiormente schiena e articolazioni.

Quali sono i Suoi obiettivi alle Paralimpiadi di quest’anno a Tokyo?
Purtroppo i 200 metri piani, la disciplina che prediligo di più fra tutte, sono stati cancellati dal programma. Di questa gara mi piace più che altro l’aspetto tattico: entrare in curva per così dire con il freno a mano tirato per dare il massimo sul rettilineo, proprio come in Formula 1 (afferma ridendo). Per questo motivo adesso mi sto concentrando sui 100 metri, con l’obiettivo di arrivare almeno in finale piazzandomi tra le prime 8.

Su cosa deve lavorare?
Durante l’inverno ci siamo allenati molto sulla forza; ora, invece, dobbiamo concentrarci sulle rifiniture, che per me in particolare significa uscire più velocemente dai blocchi. Ho una partenza piuttosto lenta che, sebbene non costituisca un grande svantaggio sui 200 metri, può essere decisiva per i 100 metri. Ho già fatto grandi miglioramenti e ho avuto l’occasione di continuare a lavorarci per tutto il mese di aprile nei ritiri dedicati all’allenamento in Turchia e in Ticino.

Chi sono le Sue avversarie più agguerrite?
Lo scoprirò ai Campionati europei che si terranno all’inizio di giugno in Polonia. Le olandesi sono molto forti, ma bisogna fare i conti anche con Stati Uniti e Canada.

Il passaggio allo sport professionistico ha comportato anche dei rischi?
Certamente. All’inizio non ero molto sicura, anche perché la stabilità economica non era da dare per scontata. Ma poi ho seguito il mio motto «Dare il massimo o non provarci affatto»: ed è così che ho trovato i partner giusti, o meglio, sono loro che hanno trovato me. Oggi provo un senso di libertà che si ripercuote positivamente anche sulle mie prestazioni.

Secondo quali criteri seleziona i Suoi sponsor?
Le richieste che arrivano sono molte e prima di considerare una collaborazione valuto attentamente la proposta. Solitamente non sposo progetti singoli e, quando mi faccio coinvolgere in quelli a lungo termine, verifico che i valori dell’azienda o dell’organizzazione in questione corrispondano ai miei. Identificarsi con lo sponsor è importantissimo.

Come ha vissuto le riprese per il video pubblicitario di Banca WIR?
Questa esperienza è stata per me del tutto nuova e mi ha permesso di vivere da vicino una realtà che non conoscevo: non mi ero mai resa conto di quanto lavoro si nasconda dietro pochi minuti di video. Durante le riprese mi sono sentita sempre a mio agio, soprattutto quando abbiamo girato in pista, che è il mio habitat naturale.

Lei non ha modelli di riferimento. Ma allora da cosa si lascia ispirare?
Ho una famiglia fantastica, persone speciali che mi accompagnano ormai da diverse fasi della mia vita, amici nel modo dell’atletica leggera, allenatori, terapisti...
I tratti del loro carattere che più mi affascinano possono presto trasformarsi in un modello da seguire. Il contesto che ho intorno a me mi dà equilibrio e stabilità. E poiché sono un’incorreggibile perfezionista, a volte ho proprio bisogno di qualcuno che mi riporti con i piedi per terra. Mi sono costruita da sola una forte base mentale; quando a 16 anni ti trovi ad affrontare un destino così drastico, hai tutto il tempo per interrogarti sul senso della vita e raggiungi più rapidamente la maturità rispetto a un «normale» adolescente.

A breve compirà 29 anni. A questi livelli, per quanto tempo ancora potrà continuare a gareggiare?
Finché riesco a tenere il passo e a divertirmi. Sono estremamente motivata a partecipare alle Paralimpiadi di Tokyo, Parigi 2024 e Los Angeles 2028. Per ora non ho alcuna intenzione di smettere!

Si è rimessa al passo con gli studi conseguendo il diploma di maturità professionale e in autunno inizierà il corso di laurea in Management dello sport. Qual è il Suo obiettivo?
In qualità di manager sportiva, uno dei miei compiti consisterà nel migliorare il contesto in cui sono attualmente inserite le discipline paralimpiche in Svizzera. Qui facciamo ancora fatica a raggiungere il livello di altre nazioni ad esempio in termini di visibilità, sponsorizzazione e strutture efficienti. Se riuscissimo a migliorare questa situazione, renderemmo più semplice la vita dei futuri atleti.

Flavia Landolfi

Flavia Landolfi balla per Banca WIR. E lo fa puntando su fiducia, sicurezza e stabilità: sono questi i valori che condivide con Banca WIR.

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